Carburanti, i prezzi restano elevati: il governo prepara il ritorno delle accise mobili
Nonostante gli interventi messi in campo dal governo per contenere il costo dei carburanti, gli effetti sui prezzi alla pompa non sembrano, almeno finora, aver prodotto una riduzione significativa per gli automobilisti.
Secondo le stime, sono oltre 2 miliardi di euro le risorse utilizzate dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni per cercare di calmierare il prezzo di benzina e gasolio. I fondi sono arrivati da diverse fonti: maggiori entrate legate all’aumento dell’Iva sui carburanti, sanzioni dell’Antitrust nei confronti di alcune società energetiche e altri stanziamenti pubblici.
L’ultimo intervento, entrato in vigore dal 28 luglio al 6 agosto, ha comportato un costo di circa 125 milioni di euro, ma i dati sui prezzi continuano a mostrare valori elevati.
I prezzi alla pompa restano sopra i due euro
La rilevazione quotidiana dell’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornata al 4 agosto, indica che il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self service si è attestato intorno a 1,99 euro al litro, mentre il gasolio ha superato la soglia dei 2,10 euro al litro.
Numeri che confermano la difficoltà del mercato dei carburanti, influenzato da diversi fattori internazionali: dalle quotazioni del petrolio alle tensioni geopolitiche, fino alle dinamiche della domanda globale.
Il governo punta sulle accise mobili
Il ritorno del meccanismo delle accise mobili è stato annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il vertice a Palazzo Chigi con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
La misura dovrebbe entrare nuovamente in vigore dal 25 agosto e prevede l’utilizzo dell’eventuale aumento delle entrate Iva derivanti dal caro carburanti per ridurre temporaneamente il peso delle accise su benzina e gasolio.
In pratica, quando l’aumento dei prezzi genera un maggior gettito fiscale per lo Stato, una parte di queste risorse può essere restituita ai consumatori attraverso una riduzione delle imposte sui carburanti.
«Continueremo a monitorare la situazione per valutare ogni eventuale ulteriore intervento», ha dichiarato Meloni, sottolineando la volontà del governo di intervenire per limitare gli effetti dei rincari in una fase economica internazionale ancora complessa.
Come funziona il meccanismo
Il sistema delle accise mobili non può essere attivato immediatamente, perché necessita prima della verifica delle entrate fiscali effettivamente registrate.
La procedura prevede infatti che venga calcolato l’eventuale extr gettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi dei carburanti nel mese precedente. Solo dopo questa verifica è possibile stabilire le risorse disponibili e definire l’entità del possibile taglio delle accise.
Un esempio recente risale a maggio, quando il decreto ministeriale aveva certificato un maggior gettito Iva pari a circa 191,2 milioni di euro.
Per questo motivo, prima di conoscere l’effettiva portata dell’intervento, sarà necessario attendere i dati definitivi della prima settimana di agosto.
Nessun passaggio in Consiglio dei ministri necessario
Per riattivare il meccanismo delle accise mobili non sarà necessario un nuovo decreto approvato dal Consiglio dei ministri. L’intervento potrà essere disposto direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso un decreto ministeriale.
La misura rappresenta quindi uno degli strumenti a disposizione del governo per tentare di contenere il costo dei carburanti, anche se il suo impatto finale dipenderà dall’ammontare delle risorse effettivamente disponibili e dall’andamento dei mercati energetici internazionali.
Nel frattempo, milioni di automobilisti continuano a confrontarsi con prezzi ancora elevati, in attesa di capire se il nuovo intervento riuscirà a produrre effetti concreti sulle stazioni di servizio.